Abruzzo: niente pannelli solari sui tetti pubblici
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In Consiglio Regionale è stato votato un provvedimento in assoluta controtendenza con quanto succede nel resto del mondo.

Una legge che di fatto vieta l'installazione dei pannelli solari sui tetti pubblici, in pratica è questo il contenuto di un provvedimento approvato nelle scorse settimane dal Consiglio Regionale. Al contrario nel resto d'Italia e del mondo, si cerca invece di spingere il più possibile verso la diffusione dell'energia rinnovabile. Si tratta di una legge in assoluta controtendenza, contraria anche a molte scelte governative, che proprio per questo ha fatto scattare subito da parte del governo un'impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale.

Recentemente la regione Abruzzo si è prefissata un piano energetico che fissa per il 2015 l'obiettivo di ottenere il 51% della sua energia da fonti verdi, obiettivo che contrasta decisamente con quanto è appena stato deciso dal Consiglio.

L'assessore regionale dell'Ambiente Franco Caramanico ha commentato il fatto definendolo “un imbarazzante errore nato da una svista, dovuto ad un emendamento presentato da un singolo consigliere”. A detta dei consiglieri la giunta è già all'opera per porre rimedio a questo increscioso errore.

L'articolo 74 stabilisce in particolare il divieto di porre pannelli fotovoltaici su terreni e tetti di edifici pubblici che si trovino a meno di 500 metri da abitazioni private, quindi praticamente su tutti gli edifici. Il provvedimento è motivato con la necessità di garantire una migliore qualità della vita e un corretto rapporto tra ambiente interno (ossia l'abitazione) e ambiente esterno.

Le critiche non si sono fatte attendere, in particolare il responsabile della sezione abruzzese del Wwf ha sottolineato come molte scuole elementari si stiano attivando per la creazione di piccoli impianti fotovoltaici e come questa norma immotivata di conseguenza abbia sconcertato tutti.

L'assessore ha promesso di far sparire la legge in questione, ma resta comunque lo sconcerto per una giunta (in questo caso di centrosinistra) che in Consiglio Regionale ha votato un provvedimento senza valutare le sue conseguenze e probabilmente senza nemmeno leggerlo.